PREFAZIONE
La più grande isola del mediterraneo. Fino alla scoperta delle Americhe ponte indiscusso tra il mondo Europeo e quelle Asiatico – Africano. Controllore principale delle rotte mercantili del Mediterraneo. La sua forma triangolare, che si trova anche nel suo simbolo, la Trinacria, bagna tre mari ( Mediterraneo, Tirreno e Ionio). Tre sono anche le vecchie vallate che caratterizzavano le mappe antiche dell’entroterra siciliano: Val di Noto, Val di Mazzara e Val Demone. Il più grande e alto vulcano attivo d’Europa, ma anche una fascia costiera di tutto rispetto che offre tanta varietà paesaggistica. Piani coltivati ad agrumi, ma anche terreni troppo argillosi ed aridi per essere utilizzati. Si dice che nello stesso giorno si può andare a sciare sull’Etna ( neve per circa sei mesi l’anno ) ed andare a nuotare a Taormina ( temperatura dell’acqua ad Aprile 22° circa ). Sicilia, terra delle contraddizioni e differenze. Forse per questo così affascinate ed intrigante, da sempre.
GEOGRAFIA IN SICILIA
Clima: Il clima siciliano rispecchia la collocazione mediterranea dell'isola con inverni miti ( media di Palermo 11 – 14 C° ) e piovosi ( oltre i due terzi dell’isola prendono in media 700 mm di acqua annui ) ed estati molto calde e secche ( media di Palermo 25 C° ad eccezione del centro estivo con picchi, con lo scirocco, che possono arrivare anche a 40 C° ). Comunque si trovano molti microclima, soprattutto lasciando la costa. Si ricorda molto fredda nel periodo invernale la zona interna della provincia di Enna, la zona vulcanica dell’Etna ei monti Peloritani, Nebrodi e le Madonie.
Geologia: L'isola appare suddivisa in due placche tettoniche: quella Euroasiatica, comprendente la parte settentrionale dell'isola e collegata col resto del continente, e quella Africana, sulla parte meridionale dell'isola. L'interazione tra le due placche (quella africana che si immerge sotto quella euroasiatica) ha avuto come conseguenza la creazione delle catene montuose siciliane e causa ad oggi sporadici terremoti ed eruzioni vulcaniche. Nel tardo Miocene probabilmente in seguito ad una accresciuta attività tettonica, il Mediterraneo si isolò completamente dall'Oceano Atlantico, a ciò seguì un' aumento dell'evaporazione con conseguente aumento della concentrazione di sale, carbonati e solfati si depositarono sui fondali in grosse quantità, la cui traccia sono le miniere di gesso e salgemma presenti nelle miniere di Agrigento, Caltanissetta ed Enna. Situata a cavallo di due importanti fosse tettoniche, la Sicilia è ricca di attività vulcanica. I tre vulcani attivi sono: l'Etna, Stromboli e Vulcano, caratterizzati da diverse tipologie di eruzioni differenti: eruzioni di lave basaltiche intervallate a periodi di quiete l'Etna, continue e con fontane di lava lo Stromboli e di tipo esplosivo o pliniano Vulcano, caratterizzato da lunghi periodi di calma a cui seguono violente esplosioni. Tre sono le catene montuose che ne caratterizzano l’ossatura: i Peloritani, I Nebrodi e le Madonie. I Peloritani, un continuo dell’Appennino Calabro, sono un gruppo cristallino con la vetta più alta sulla montagna Grande ( 1374 m.s.l.m. ). I Nebrodi sono i più boscosi ( monte Soro 1847 m.s.l.m. ). Calcaree e ricche di fenomeni carsici sono le Madonie ( pizzo Carbonara 1979 m.s.l.m.). Tutte le catene guardano il mar Tirreno. La valle dell’Alcantara, con il suo fiume Freddo, separa dalle catene montuose l’edificio vulcanico dell’Etna. Le coste superano i 1500 km. Bagnando i tre mari ( Tirreno, Ionio e Mediterraneo ) si trova anche una diversa morfologia. A nord molto frastagliate e ricche di insenature e calette con spiagge di sabbia bianca, a sud prevalentemente lunghissime spiagge rosse di sabbia argillosa, mentre sulla costa ionica roccia ( vulcanica nella zona di Catania ) con spiagge vulcaniche e ghiaia. Per il resto prevalgono colline e monti ( vedi l’altopiano Ragusano e la più livellata valle del Belice ). L’unica grande pianura è la piana di Catania, alle pendici dell’Etna, con i suoi 430 kmq.
Paesaggio: La Sicilia si presenta, pur nella varietà del suo paesaggio, come un isola ricca di colline (61,4%), anche se non mancano rilievi di una certa entità (24,5%) e discrete pianure (14,1%). Il sistema montuoso siciliano è costituito dall' Appennino siculo, prosecuzione del sistema montuoso continentale, dai Nebrodi, dai Peloritani, dai monti Erei ed Iblei. A sud-est si trova l'Etna o Mongibello (3343 m), il maggiore vulcano attivo d'Europa. Le pianure sono di origine alluvionale; le due più fertili sono la Conca d'Oro, o piana di Palermo, oggi in gran parte urbanizzata, e la piana di Catania, ricca di giardini. I fiumi presentano tutti corso breve e regime torrentizio, tra questi ricordiamo l'Alcàntara e il Simeto presso l'Etna, il Salso e il Platani presso Agrigento. Molteplici sono i golfi: di Castellammare, di Palermo, di Termini Imerese, di Patti, di Milazzo a nord, di Catania, di Augusta e di Noto ad est, di Gela a sud.
Posizione: Con i suoi 25710 kmq, la Sicilia è la più grande isola del mediterraneo. Situata al centro del mediterraneo e separata dall'Italia da un breve tratto di mare (meno di 3 km) e distante dall'Africa circa 140 km (Canale di Sicilia), è bagnata a nord dal mar Tirreno, a est dallo Ionio, e a sud-ovest dal Mediterraneo. Alla Sicilia appartengono numerose isole minori e arcipelaghi: l'arcipelago delle isole Eolie o Lipari ed Ustica nel mar Tirreno, l'arcipelago delle Egadi ad occidente, le Pelagie e Pantelleria a sud del Canale di Sicilia.
ECONOMIA IN SICILIA
Agricoltura: Le favorevoli condizioni del suolo e climatiche delle pianure costiere hanno favorito l'agricoltura siciliana, assorbendo parte della popolazione attiva e assumendo un posto di rilievo nel panorama nazionale. Tra i principali prodotti ricordiamo: Il cotone, coltivato nella piana di Gela, che fa della Sicilia il maggiore produttore italiano, gli agrumi, specialmente nelle piane di Acireale e di Catania, arance, limoni e mandarini, ma anche bergamotti, cedri, mandaranci e pompelmi. I carciofi nel niscemese, uno dei principali prodotti europei. I cereali, tra cui il frumento nella sua varietà di grano duro, importante nella preparazione di pasta. I fichi d'India e le carrube. La frutta secca, quali mandorle, nocciole e pistacchi (tra i quali quelli di Bronte), alla base dell'industria dolciaria locale, come la pregiata cioccolata modicana.
Le olive, da cui si ricava un'eccellente olio. Gli ortaggi, soprattutto nella zona sudorientale, che grazie alla coltivazione in serra raggiungono un numero crescenti di mercati. Tra questi i pregiati pomodorini di Pachino o il lupino (leguminose). Le cipolle rosse della Valle del Belice.
La vite, che consente la preparazione di vini liquorosi rinomati ed apprezzati anche all'estero. Tra i più noti: il Moscato di Pantelleria, la Malvasia di Lipari, il Nero d'Avola, Il bianco d’Alcamo, lo Zibibbo, il Marsala della provincia di Trapani. ;Ma anche per la produzione di uva da tavola, detta uva Italia, con larga produzione tra Agrigento e Caltanissetta.
A Vittoria, è presente il mercato ortofrutticolo più grande d'italia. Di recente coltivazione sono specie un tempo esotiche, come il kiwi, il banano e il mango nella zona intorno Fiumefreddo, e i fiori pregiati, come le orchidee, che raggiungono i mercati europei. Funghi delle Madonie, dove si sta cercando di iniziare anche la produzione di tartufi.
Allevamento: Caprini, equini ed ovini vengono allevati in discrete quantità, ed anche i bovini, la cui diffusione ha trovato in passato un ostacolo nella scarsità di foraggio, sono oggi maggiormente diffusi. L'allevamento di bovini è concentrato soprattutto nella provincia di Ragusa dove sono presenti animali di razza modicana, che producono un latte molto sostanzioso, seppure in quantità minori rispetto ad altre razze, usato per la produzione di provole, del piacentino ennese o del caciocavallo ragusano (marchio D.O.P.). Famose sono la Vacca Modicana, grande produttrice di latte, e la Cinisara, oramai in poche specie, adatta a terreni aridi con poco pascolo e diventata specie protetta. Tra gli equini spicca il cavallo di razza sanfratellana, originario dell'omonimo paese sui Nebrodi ( Sanfratello ).
Industria: Le industrie risultano distribuite nei pressi di Termini Imerese, Augusta, Gela e Milazzo, si tratta di industrie di trasformazione chimica, energetica e petrolifera. A Termini Imerese è presente uno stabilimento automobilistico FIAT. Le miniere di zolfo un tempo presenti nelle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna, sono state chiuse dalla metà del '900 perché poco diventate remunerative e così pure l'estrazione del gesso e dei sali potassici, che trovavano impiego in agricoltura quali concimi chimici. L'estrazione di petrolio tra le province di Caltanissetta e Gela rappresenta circa il 90% della produzione italiana. Si trovano anche piattaforma a mare.
Pesca: La pesca è sempre stata una importante risorsa per la Sicilia. Dotata di numerosi porti, come Licata, Porto Empedocle, Portopalo, Pozzallo, Mazzara del Vallo e Sciacca, la Sicilia vanta una numerosa flotta peschereccia. Mazzara del Vallo infatti è il più grande porto peschereccio d’Italia. Si pesca molto il pesce azzurro (alici, sardine, sgombri), ma anche il tonno ( circa 80 % della produzione nazionale ), e il pesce spada intorno lo stretto di Messina, utili all'industria conserviera per la produzione di pesce in scatola e affumicato. Sviluppata anche l’industria conserviera del surgelato. Nel trapanese si produce la bottarga di tonno, esportata all'estero.
Turismo: Oltre tre milioni di turisti l’anno. L'industria turistica rappresenta una fetta importante dell'economia siciliana, che giova di numerosi siti archeologici quali la valle dei templi di Agrigento, Selinunte e Segesta, e naturali come il parco dell'Etna o quello delle Madonie. Sono quattro i parchi regionali e circa ottanta le riserve, sempre in continua crescita. Altri parchi sono: quello dei Nebrodi e quello fluviale dell’Alcantara. Ustica la prima riserva marina protetta d’Italia (1986 ). L’area marina più vasta d’Italia è quella della costa dei Ciclopi, tra Catania e Taormina. Ricordiamo la riserva dell’isola dei conigli, sulle Pelagie, per la famosa tartaruga caretta caretta, dove continua a deporre le proprie uova. Molte città siciliane giovano annualmente di importanti flussi turistici come Acireale, Agrigento, Caltagirone, Cefalù, Messina, Monreale, Palermo, Siracusa, Taormina. La Sicilia è la regione italiana sede del maggior numero di patrimoni dell'umanità dell'UNESCO: Villa del casale a Piazza Armerina (1997), Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi ad Agrigento (1997), Isole Eolie (2000), Otto comuni della Val di Noto: Caltagirone, Catania, Militello in Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa, Scicli (2002), centro storico di Siracusa e Val di Pantalica (2005).
STORIA DELLA SICILIA
5000 a.C. Si sviluppano comunità dedite all'agricoltura e all'allevamento del bestiame, vengono abbandonate le grotte come luoghi di residenza a favore di capanne difese da fossati. compare la ceramica e a Lipari
viene sfruttata l'ossidiana.
3000 a.C. Ha luogo una rivoluzione tecnologica ( favorita da scambi culturali con le popolazioni Egee ) a seguito della scoperta e della lavorazione dei metalli, compaiono piccoli oggetti in rame.
Muta anche il rito funerario; alle sepolture individuali e a fossa si preferiscono sepolture collettive in tombe a grotticella scavate nella roccia, talvolta comunicanti tra loro come nell'Ipogeo di Calaforno ( Ragusa ).
1800 - 1400 a.C. Si incrementano gli scambi commerciali tra le isole Eolie e il mondo greco miceneo. La Sicilia inizia a diventare il ponte tra l’Europa centro-meridionale e l’Africa settentrionale.
1400 - 1200 a.C. Nuove correnti commerciali investono ora tutta la Sicilia. Alla ceramica dipinta, di epoca precedente subentra quella monocroma, bruna e lucida. Le tombe a grotta assumono ora forme monumentali
e complesse. I villaggi assumono aspetti proto-urbani grazie alle nuove forme delle capanne ( squadrate anziché circolari ).
1200 - 900 a.C. Si verifica un profondo sconvolgimento etnico e culturale a causa dell'arrivo sull'isola di nuove popolazioni italiche quali Ausoni, Morgeti e Siculi, respingendo i Sicani ( di probabile origine ispanica ) nella parte occidentale dell'isola.
VIII sec. a.C. Ha luogo la grande emigrazione greca; i coloni fondano nuove poleis lungo le coste: Zancle ( Messina ), Naxos ( Giardini Naxos ), Catania, Leontini ( Lentini ), Himera ( Termini Imerese ), Megara Iblea, Siracusa e Gela. La colonizzazione greca porta in Sicilia l'uso del ferro, l'alfabeto e la scrittura, prodotti artigianali di squisita fattura, ma soprattutto l'idea di una civiltà urbana, organizzata razionalmente entro la cerchia delle mura.
608 a.C. Panaetios, con un colpo di stato a Lentinoi, diventa il primo tiranno di Sicilia. Da qui inizia la lenta scissione dalla madre patria.
VII sec. a.C. Si consolida la presenza punica nella parte occidentale dell'isola, entro l’asse Mozia – Palermo - Solunto.
VI sec a.C. Si nota un diffuso sviluppo urbanistico, artistico e architettonico. Vengono coniate le prime monete, sorgono i primi grandi templi in pietra di ordine dorico a Siracusa e Selinunte, compare la scultura.
415 a.C. Siracusa batte la flotta ateniese, 50.000 i caduti greci, 12.000 i siracusani.
V sec. a.C. Anche i centri indigeni ellenizzati adottano ( sia pure con riserve ) i modelli classici dell'architettura greca, come testimonia il tempio di Segesta, con la sua peristasi di colonne doriche non scanalate.
In questo scenario ottimistico, Siracusa si afferma come città egemone nello scenario siciliano, testimoniato dalla vittoria sui Cartaginesi a Imera ( 480 a.C. ) e la disfatta della spedizione ateniese a Siracusa nel 413 a.C.
212 a.C. Siracusa viene espugnata da Roma con la fine della seconda guerra punica e la Sicilia diventa provincia romana. Sono di questo periodo alcuni monumenti funerari di impronta ellenistico-romana quali la
tomba di Archimede a Siracusa. Nel complesso le città conservano una cultura di stampo ellenistico.
La prima età imperiale vede un sostanziale ripopolamento delle campagne e una diffusione del latifondo.
Il tardo impero è caratterizzato da una economia latifondistica che si rispecchia nelle ville imperiali dell'epoca, scoperte e scavate dopo il 1950 ( tra le quali la splendida villa mosaicata a Piazza Armerina ). Questa si offre con un
vasto tappeto musivo ricoprente pavimenti e vasti ambienti della villa decorato con soggetti mitici, scene venatorie e giochi circensi. La fattura probabilmente si deve a mosaicisti africani.
468 a.C. I Vandali conquistano la Sicilia. Poco dopo arriveranno i Goti.
535 a.C. Giustiniano invia Belisario a conquistare la Sicilia. In breve l’isola diventa cristiana.
IX - XII sec Dopo la conquista araba della Sicilia ( 827-902 ) e fino alla successiva occupazione normanna ( 1061-1091 ), ha luogo una riorganizzazione generale: si ripopolano le città, vengono messe a coltura nuove
terre e fanno la loro comparsa nuove tecniche colturali. Con la conquista normanna la Sicilia rientra a far parte dell'occidente cristiano. le principali città e soprattutto Palermo, divengono ben presto centri di intensi
scambi commerciali, favoriti dalla posizione chiave dell'isola nel mediterraneo. Una posizione di rilievo occupano in questo periodo le cattedrali e le abbazie, imponenti per dimensioni e monumentalismo.
1061 Grazie alla grande opera militare di Ruggero d’Altavilla, la Sicilia torna sotto la dominazione cristiana.
1130 Ruggero II istituisce il primo parlamento consentendo a latini, greci, ebrei ed arabi di essere giudicati secondo il proprio diritto.
1186 Matrimonio tra costanza d’Altavilla, zia di Guglielmo II, e Enrico VI, figlio del Barbarossa. Da loro nascerà una delle figure più carismatiche per la Sicilia: Federico II.
1250 in un momento di forte movimento autonomistico delle città muore Federico II, re dei normanni, meglio conosciuto come lo Stupor Mundi.
1258 il nuovo re Manfredi, figlio di federico II, da in sposa la figlia costanza a Pietro d’Aragona. Iniziano le relazioni con la Spagna.
1266 Il francese Carlo d’Angiò sconfigge Manfredi divenendo re di Sicilia.Ha luogo una spinta alla rifeudalizzazione, che sarà mantenuta anche in epoca aragonese e influenzerà non poco la storia isolana successiva ( ad esempio nella rivolta dei Vespri Siciliani ).
1282 I Vespri Siciliani. La Sicilia caccia gli angioini a favore degli spagnoli. Il regno passerà al re Federico II d’Aragona.
XVI sec. Le grandi città costiere ( Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Trapani ) vengono difese da possenti mura di nuova costruzione in seguito alla crescente pressione delle flotte turche. Queste città marittime sono anche sede di grandi cambiamenti a livello urbanistico: costruzione di nuove strade, piazze, conventi gesuiti ed edilizia nobiliare.
1535 Carlo V Soggiorna in Sicilia.
XVII-XVIII sec. Si tratta di un periodo di riproggettazione delle città principali ( significativo il caso di Catania, ricostruita con criteri moderni in seguito al disastroso terremoto del 1693 che la colpì ), all'insegna di una
raggiunta maturità artistica, non più bisognosa di influssi esterni.
seconda metà del XVIII sec. Le cinte murarie costruite in precedenza perdono d'importanza, le città sono più aperte e tendono a svilupparsi extra-moenia, prevalente nelle realizzazioni di questo periodo è il gusto neoclassico.
XIX sec. Vengono avvertite le nuove tendenze della restaurazione, con particolare attenzione verso gli edifici collettivi a destinazione sociale e l'edilizia pubblica, decade l'edilizia nobiliare ed ecclesiastica. L'amministrazione borbonica si sforza di ammodernare e migliorare le vie di comunicazione delle grandi città siciliane. Simbolo della nuova urbanistica, svincolata dai legami feudali, è via della Libertà a Palermo, progettata nel clima rivoluzionario del 1848. L'influenza inglese è subito evidente nella progettazione dei giardini e nell'importanza data ai liquori da esportazione e ai manufatti in ferro.
1713 La guerra di successione spagnola. La Sicilia ai Savoia. Sarà poi ceduta agli austriaci per la Sardegna.
1735 La guerra di successione polacca. La Sicilia ai Borboni.
1860 Al momento dell'unificazione nazionale l'urbanistica siciliana riprende i modelli continentali, con l'avvento delle ferrovie, dei piani regolatori e del generale ammodernamento, le città siciliane perdono la propria specificità uniformandosi alla situazione nazionale.
1908 Il terremoto di Messina fa circa 80.000 vittime.
1943, 8 Settembre, sulla costa sud – orientale siciliana sbarcano gli alleati.
1946 la Sicilia ha un proprio statuto di autonomia regionale.
1968 Il terremoto del Belice distrugge molti centri agricoli. Inizia la battaglia burocratica che porterà alla costruzione della futuristica Gibellina ( TP ).
1992 gli omicidi mafiosi dei giudici Falcone e Borsellino creano uno sgomento che sfocierà con la lotta antimafia degli ultimi anni.
1997 – 2002 Agrigento, la villa romana di Piazza Armerina, le isole Eolie, la Val di Noto, Siracusa e Pantalica sono inserite dall’ Unesco come patrimonio dell’umanità.
LE PROVINCE SICILIANE
PALERMO e la sua provincia
STORIA E ARTE
Fondata dai Fenici nel VII sec. a.C. con il nome di Ziz, fiore, viene conquistata dai Romani che le danno il nome di Panormus (dal greco, tutto porto) che, con poche modifiche (l'arabo Balharm) è giunto fino a noi. Il periodo felice della città ha inizio sotto il dominio arabo (IX sec. d.C.). quando diviene uno dei principali centri islamici in occidente. La città si espande e nascono nuovi quartieri urbani al di là dei confini del centro storico detto il Cassaro (dall'arabo Al Quasr, il castello, antico nome anche della via principale, oggi corso Vittorio Emanuele). In particolare, nei pressi dello sbocco sul mare nasce la Kalsa (da al Halisah, l'eletta), quartiere fortificato e residenza dell'emiro. Nel 1072 la città cade in mano al normanno conte Ruggero, ma il passaggio non avviene in modo violento: ai mercanti, gli artigiani e più in generale alla popolazione musulmana (ma anche di altre razze e religioni) viene consentito di continuare a vivere e ad esercitare la propria professione. E' proprio questo che permette il diffondersi dello stile poi detto arabo-normanno, bellissima miscela di motivi sia architettonici che decorativi. La città prospera e si arricchisce di apporti delle diverse culture. Ruggero II, figlio del "conte", amante del lusso, fa nascere ovunque giardini di foggia orientale con lussuosi palazzi (la Zisa, la Cuba) e si circonda di letterati, matematici, astronomi ed intellettuali provenienti da ogni dove. Dopo un breve periodo di scompiglio e decadenza, Palermo e la Sicilia passano nelle mani di Federico II di Svevia (1212), sotto il quale la città riacquista centralità e vigore. Si susseguono gli angioini, cacciati alla fine della cosiddetta Guerra del Vespro, gli Spagnoli e, nel '700, i Borboni di Napoli che vestono la città di palazzi barocchi.
L'Ottocento segna l'apertura della città ai commerci ed alle relazioni con l'Europa. La borghesia imprenditoriale è la nuova forza economica e la nuova "committente". E la città allarga i suoi confini. Viene inaugurato il viale della Libertà, continuazione di via Maqueda, ed il quartiere che vi sorge attorno si arricchisce di creazioni liberty. Ed è purtroppo l'ultimo guizzo, seguito da un periodo di stasi che vede susseguirsi i bombardamenti dell'ultima guerra, il terremoto del 1968 ed un lento, ma corrosivo degrado dei quartieri medievali. Oggi però un nuovo impulso alla rivalutazione, al restauro ed al riutilizzo dei magnifici monumenti del centro sta cercando di risvegliare questo magnifico gigante d'oriente ancora addormentato.
Fondata dai Fenici nel VII sec. a.C. con il nome di Ziz, fiore, viene conquistata dai Romani che le danno il nome di Panormus (dal greco, tutto porto) che, con poche modifiche (l'arabo Balharm) è giunto fino a noi. Il periodo felice della città ha inizio sotto il dominio arabo (IX sec. d.C.). quando diviene uno dei principali centri islamici in occidente. La città si espande e nascono nuovi quartieri urbani al di là dei confini del centro storico detto il Cassaro (dall'arabo Al Quasr, il castello, antico nome anche della via principale, oggi corso Vittorio Emanuele). In particolare, nei pressi dello sbocco sul mare nasce la Kalsa (da al Halisah, l'eletta), quartiere fortificato e residenza dell'emiro. Nel 1072 la città cade in mano al normanno conte Ruggero, ma il passaggio non avviene in modo violento: ai mercanti, gli artigiani e più in generale alla popolazione musulmana (ma anche di altre razze e religioni) viene consentito di continuare a vivere e ad esercitare la propria professione. E' proprio questo che permette il diffondersi dello stile poi detto arabo-normanno, bellissima miscela di motivi sia architettonici che decorativi. La città prospera e si arricchisce di apporti delle diverse culture. Ruggero II, figlio del "conte", amante del lusso, fa nascere ovunque giardini di foggia orientale con lussuosi palazzi (la Zisa, la Cuba) e si circonda di letterati, matematici, astronomi ed intellettuali provenienti da ogni dove. Dopo un breve periodo di scompiglio e decadenza, Palermo e la Sicilia passano nelle mani di Federico II di Svevia (1212), sotto il quale la città riacquista centralità e vigore. Si susseguono gli angioini, cacciati alla fine della cosiddetta Guerra del Vespro, gli Spagnoli e, nel '700, i Borboni di Napoli che vestono la città di palazzi barocchi.
L'Ottocento segna l'apertura della città ai commerci ed alle relazioni con l'Europa. La borghesia imprenditoriale è la nuova forza economica e la nuova "committente". E la città allarga i suoi confini. Viene inaugurato il viale della Libertà, continuazione di via Maqueda, ed il quartiere che vi sorge attorno si arricchisce di creazioni liberty. Ed è purtroppo l'ultimo guizzo, seguito da un periodo di stasi che vede susseguirsi i bombardamenti dell'ultima guerra, il terremoto del 1968 ed un lento, ma corrosivo degrado dei quartieri medievali. Oggi però un nuovo impulso alla rivalutazione, al restauro ed al riutilizzo dei magnifici monumenti del centro sta cercando di risvegliare questo magnifico gigante d'oriente ancora addormentato.
AMBIENTE E NATURA
La sua posizione geografica e' strategicamente importante: la citta' e' posta su di una posizione dominante sulla piana molto fertile denominata Conca d'Oro, con il centro posto su di una baia delimitata dal Monte Pellegrino e da Capo Zafferano cha svolge la funzione di separazione tra il golfo di Palermo da quello di Termini Imerese.
La zona e' riversata sulla costa tirrenica, elemento geografico importante che contribuisce ad accrescere il fascino, la bellezza ed il settore turistico di tutta la provincia.
Il capoluogo isolano comprende ottandadue comuni che contribuiscono in maniera decisiva ad accrescere l'importanza storica, culturale, sociale e naturalistica di questa importante zona siciliana.
FESTE E SAGRE
IL FESTINO DI SANTA ROSALIA, come viene detta la festa, è infatti dal 1624 un appuntamento fisso per i palermitani come per tutti i cristiani è il Natale: la festa patronale della città cade il 15 di Luglio ma inizia ben due giorni prima.L'apice della manifestazione è la processione del 15 Luglio, con l'uscita di un favoloso carro trainato da Buoi o altri animali (nel seicento addirittura erano Elefanti) che portano in trionfo la statua della Santa ed i suoi resti lungo lo storico percorso che va dalla Cattedrale di Palermo al Foro Italico percorrendo il Corso Vittorio Emanuele già detto Cassaro all'epoca in cui avvenne la liberazione dalla peste.In testa alla processione è l'Arcivescovo di Palermo che insieme al Sindaco della città aprono il corteo. Centinaia di migliaia sono i partecipanti che riempiono totalmente ogni centimetro di spazio delle strade interessate al corteo.Ogni anno viene proposto un nuovo tema alla processione che prevede anche manifestazioni e spettacoli allegorici all'aperto che si svolgono tutt'intorno il carro: uno spettacolo in cui trasuda tutto il folklore e la cultura palermitana, sicuramente da non perdere per chi transita per Palermo in quei giorni !
SPECIALITA' GASTRONOMICHE:
Spaghetti con Bottarga di Tonno grattugiata
Pasta con le sarde
Involtini di Melenzane
Sarde a beccafico
Cassata e Cannolo
Pasta con i ricci
Pasticcio di Lasagne
Babbaluci
NELLE VICINANZE DI PALERMO
Monte Pellegrino
14 km a nord. La strada, intersecata da un largo sentiero lastricato e molto più ripido che risale alla fine del '600 (utilizzabile per le passeggiate a piedi) offre bellissime viste su Palermo e la Conca d'Oro. Durante la salita si oltrepassa sulla sinistra il Castello Utveggio. massiccia costruzione rosa visibile anche dalla città. Si giunge quindi al Santuario di S. Rosalia (XVII sec.), costruito intorno alla grotta dove la leggenda vuole sia vissuta la santa. Si narra anche che qui, neI 1624, sarebbero state ritrovate le sue ossa che, portate in processione per la città, l'avrebbero liberata dalla piaga della pestilenza, in seguito a questo evento S. Rosalia è divenuta la patrona di Palermo. La grotta è tappezzata di grondaie in zinco che servono a raccogliere l'acqua che trasuda dalle pareti ed è considerata miracolosa.
Mondello
11 km a nord. La strada è dominata dalle pendici del Monte Pellegrino. Elegante località di villeggiatura, la cittadina venne "scoperta" all'inizio del secolo dalla Palermo benestante che decise di eleggerla a luogo ove trascorrere i fine settimana e brevi periodi di vacanza. Ecco così sorgere numerose e belle ville di cui rimangono ancora molti esempi sul lungomare, lungo viale Principe di Scalea (villa Margherita al n° 36), in via Margherita di Savoia (soprattutto nel tratto iniziale) e nelle vie retrostanti, come ad esempio al n° 7 di via Mosto (villino Lentini).
Il lungomare è caratterizzato da un bello stabilimento balneare di inizio secolo ancora funzionante (anche se in parte adibito a ristorante e a circolo privato).
DI PARTICOLARE INTERESSE IN PROVINCIA
CEFALU'
11 km a nord. La strada è dominata dalle pendici del Monte Pellegrino. Elegante località di villeggiatura, la cittadina venne "scoperta" all'inizio del secolo dalla Palermo benestante che decise di eleggerla a luogo ove trascorrere i fine settimana e brevi periodi di vacanza. Ecco così sorgere numerose e belle ville di cui rimangono ancora molti esempi sul lungomare, lungo viale Principe di Scalea (villa Margherita al n° 36), in via Margherita di Savoia (soprattutto nel tratto iniziale) e nelle vie retrostanti, come ad esempio al n° 7 di via Mosto (villino Lentini).
Il lungomare è caratterizzato da un bello stabilimento balneare di inizio secolo ancora funzionante (anche se in parte adibito a ristorante e a circolo privato).
DI PARTICOLARE INTERESSE IN PROVINCIA
CEFALU'
Cefalù è un comune di circa 13.000 abitanti, adagiato sulla costa della Sicilia settentrionale, a circa 70 km da Palermo, ai piedi di un promontorio roccioso da cui ne prende il nome ( come Cefalonia in Grecia ). È uno dei maggiori centri balneari di tutta la Sicilia; ogni anno milioni di turisti provenienti da ogni parte della Sicilia da tutto il mondo sono attratti dalla sua splendida location, seconda, come fama, solo a Taormina.Tracce di frequentazione del primo impianto urbano risalgono all'epoca preistorica, in particolare in due grotte che si aprono sul lato settentrionale del promontorio su cui sorse la prima città. A un insediamento pre-ellenico si riferisce la bella cinta muraria, della fine del V secolo a.C., che circonda l'attuale centro storico ai piedi della Rocca ed è in gran parte ancora conservata. Il contemporaneo "tempio di Diana", un santuario costituito da un edificio megalitico, coperto con lastroni di pietra di tipo dolmenico che ospita una precedente cisterna più antica (IX secolo a.C.), si trova invece nel primo impianto urbano sulla Rocca, quasi a strapiombo sul mare.Nel IV secolo a.C. i Greci diedero al centro indigeno il nome di Kefaloidion, dal greco kefalé, ovvero "capo"; riferito infatti al suo promontorio, che fungeva, come tanti altri siti in Sicilia, da faro naturale e riconoscimento della fascia costiera siciliana.Nel 307 a.C. venne conquistata dai Siracusani e nel 254 a.C. dai Romani, che le diedero in latino il nome di Cephaloedium. La città ellenistico-romana ebbe una struttura urbanistica abbastanza regolare, formata da strade secondarie confluenti sul principale asse viario ( attuale corso Ruggero ) e chiusa ad anello da una strada che segue il perimetro della cinta muraria. Nel periodo del bizantino l'abitato si trasferì dinuovo dalla pianura sulla rocca e restano tracce di lavori di fortificazione di quest'epoca ( vedi le mura merlate), oltre a chiese, caserme, cisterne per l'acqua e forni. La vecchia città non venne tuttavia del tutto abbandonata, come prova il recente rinvenimento di un edificio di culto cristiano.Dopo un travagliato assedio, nel 858, venne conquistata dagli Arabi, che le diedero il nome di Gafludi, e fece parte dell'emirato di Palermo. Nel 1063 fu liberata dai Normanni di Ruggero I e, nel 1131, fu rioccupato l'antico abitato sulla costa, rispettando la struttura urbana preesistente: a questo periodo risalgono i monumenti principali di cefalù quali:la chiesa di San Giorgio e il lavatoio medievale di via Vittorio Emanuele Il, chiostro del duomo e il "Palazzo Maria" (forse domus regia di Ruggero II) in piazza del Duomo, l'Osterio Magno sul corso Ruggiero. 1131 è datata in particolare la basilica cattedrale. Secondo la leggenda il duomo di Cefalù sarebbe sorto in seguito al voto fatto al Santissimo Salvatore dal Re Ruggero II, scampato ad una tempesta e salvatosi approdando sulle spiagge della cittadina. La vera motivazione sembra piuttosto di natura politico-militare, dato il suo carattere di fortezza e il punto strategico della cittadina. Le vicende costruttive furono assai complesse, con notevoli variazioni rispetto al progetto iniziale, e l’edificio non fu mai completato definitivamente. La costruzione ebbe inizio nel 1131 e nel 1145 furono realizzati i mosaici nell’abside e sistemati i sarcofagi porfiretici che Ruggero II aveva destinato alla sepoltura sua e della moglie. Accanto al duomo è un elegante chiostro con colonne binate sormontate da capitelli figurati. Continuando con la storia di Cefalù, tra il XIII secoloe il 1451 passò sotto il dominio di diversi feudatari e da ultimo divenne possedimento del vescovo di Cefalù.La storia successiva si può assimilare a quella della Sicilia e del resto dell'Italia. Nel 1752 vi si iniziano a stabilire i consolati stranieri e la città diventa meta del Grand Tour. Durante il Risorgimento vi venne fucilato il 14 marzo 1857 il patriota Salvatore Spinuzza, a cui fu dedicata una via. Dopo lo sbarco di Garibaldi la città proclamò la sua adesione al Regno d'Italia nel 1861.
STORIA E ARTE
Agrigento fu fondata nel 581 a.C. da abitanti di Gela, originari di Rodi e di Creta, col nome di Akragas, dall'omonimo fiume che bagna il territorio circostante la stessa Agrigento. La dominazione greca durò 370 anni, durante i quali Akragas acquistò grande potenza e splendore, tanto da essere soprannominata da Pindaro "la più bella città dei mortali", come testimonia la stupenda Valle dei Templi con il Tempio della Concordia, simbolo della città e della stessa SAGRA DEL MANDORLO IN FIORE. Inizialmente si instaurò la tirannide di Falaride (570-554 a.C.) che fu caratterizzata da una politica di espansione verso l'interno della Sicilia, dalla fortificazione delle mura e dall'abbellimento della città stessa. Tuttavia Falaride fu famoso per la sua crudeltà e spietatezza e per l'uso del toro di bronzo come strumento di tortura per le vittime. Il condannato veniva posto al suo interno e del fuoco riscaldava continuamente il toro finché egli non moriva ustionato, durante l'agonia,dalle narici e dalla bocca, uscivano i gemiti di dolore della vittima. Perillo, l'ideatore della macchina, fu il primo a provarne gli effetti. Odiato dal suo popolo, Falaride morì lapidato e, poiché egli amava vestirsi di azzurro, vennero proibite le vesti di quel colore. Durante la tirannide di Falaride la città contava oltre 300.000 abitanti e il suo territorio si espandeva fino alle coste nord della Sicilia. Divenuta grande potenza militare, Akragas riuscì a sconfiggere più volte i cartaginesi nella guerra per il controllo delle coste di Sicilia. Dopo la morte del tiranno iniziò il regime democratico (471-406 a.C.) instaurato dal filosofo Empedocle, il quale rifiutò il potere offertogli dal popolo stesso. È in questo periodo che si assiste alla costruzione di numerosi templi e ad una grande crescita economica. Nel 339 a.C., grazie al corinzio Timoleonte Akragas, assoggetta a Siracusa, venne ricostruita e ripopolata. Nel 210 a.C., con la seconda guerra punica Akragas passò sotto il controllo dei romani col nome latinizzato di Agrigentum.
Agrigento fu fondata nel 581 a.C. da abitanti di Gela, originari di Rodi e di Creta, col nome di Akragas, dall'omonimo fiume che bagna il territorio circostante la stessa Agrigento. La dominazione greca durò 370 anni, durante i quali Akragas acquistò grande potenza e splendore, tanto da essere soprannominata da Pindaro "la più bella città dei mortali", come testimonia la stupenda Valle dei Templi con il Tempio della Concordia, simbolo della città e della stessa SAGRA DEL MANDORLO IN FIORE. Inizialmente si instaurò la tirannide di Falaride (570-554 a.C.) che fu caratterizzata da una politica di espansione verso l'interno della Sicilia, dalla fortificazione delle mura e dall'abbellimento della città stessa. Tuttavia Falaride fu famoso per la sua crudeltà e spietatezza e per l'uso del toro di bronzo come strumento di tortura per le vittime. Il condannato veniva posto al suo interno e del fuoco riscaldava continuamente il toro finché egli non moriva ustionato, durante l'agonia,dalle narici e dalla bocca, uscivano i gemiti di dolore della vittima. Perillo, l'ideatore della macchina, fu il primo a provarne gli effetti. Odiato dal suo popolo, Falaride morì lapidato e, poiché egli amava vestirsi di azzurro, vennero proibite le vesti di quel colore. Durante la tirannide di Falaride la città contava oltre 300.000 abitanti e il suo territorio si espandeva fino alle coste nord della Sicilia. Divenuta grande potenza militare, Akragas riuscì a sconfiggere più volte i cartaginesi nella guerra per il controllo delle coste di Sicilia. Dopo la morte del tiranno iniziò il regime democratico (471-406 a.C.) instaurato dal filosofo Empedocle, il quale rifiutò il potere offertogli dal popolo stesso. È in questo periodo che si assiste alla costruzione di numerosi templi e ad una grande crescita economica. Nel 339 a.C., grazie al corinzio Timoleonte Akragas, assoggetta a Siracusa, venne ricostruita e ripopolata. Nel 210 a.C., con la seconda guerra punica Akragas passò sotto il controllo dei romani col nome latinizzato di Agrigentum.
AMBIENTE E NATURA
La sua posizione geografica e' strategicamente importante: la citta' e' posta su di una posizione dominante sulla costa sud – occidentale della Sicilia. La zona e' riversata sulla costa del mediterraneo, elemento geografico importante che contribuisce ad accrescere il fascino, la bellezza ed il settore turistico di tutta la provincia.
La provincia di Agrigento comprende 43 comuni che contribuiscono in maniera decisiva ad accrescere l'importanza storica, culturale, sociale e naturalistica di questa importante zona siciliana.
La sua posizione geografica e' strategicamente importante: la citta' e' posta su di una posizione dominante sulla costa sud – occidentale della Sicilia. La zona e' riversata sulla costa del mediterraneo, elemento geografico importante che contribuisce ad accrescere il fascino, la bellezza ed il settore turistico di tutta la provincia.
La provincia di Agrigento comprende 43 comuni che contribuiscono in maniera decisiva ad accrescere l'importanza storica, culturale, sociale e naturalistica di questa importante zona siciliana.
FESTE E SAGRE
LA FESTA DI SAN CALOGERO, a Luglio, con la tipica benedizione delle “pazienze”, le divide dei portatori del Santo. Segue sempre la sfilata di cavalli e mului addobbati.
LA SAGRA DEL MANDORLO IN FIORE, a febbraio, è da sempre non solo la festa di Agrigento, ma riconosciuta come una delle più importanti manifestazioni del folklore mondiale, in tutto il mondo. Per una settimana, tra colori, danze, musiche, bandiere e soggetti culturali diversi tutta la città si risveglia in un mix di gruppi Folk che, utilizzando le splendide location che Agrigento offre, danno il meglio di se nei vai palchi montati tra la Valle dei Templi e il centro storico di Agrigento.
SPECIALITA' GASTRONOMICHE:
Pasta con ricotta e fave
Pasta con le sarde alla sciacchitana
Tiano d’Aragona
Tortino di melanzane
Pasta sfincione
Cucuzzata, conserva di zucche
Uova murine
NELLE VICINANZE DI AGRIGENTO
Scala dei turchi
A pochissimi chilometri di Agrigento, uno dei panorami più belli si Sicilia. Adagiata sulla costa del mediterraneo, una piccola baia, a volte a strapiombo sul mare, a volte scivolando lentamente sull’acqua blu cobalto, la costa argillosa ( da cui il bianco quasi accecante ) ha creato una zona che presto diventerà parco naturale e che sembra quasi un monumento del grande Salvador Dalì dedicato alla Sicilia.
Villaggio di San Leone
Non poteva non avere la propria località balneare la città di Agrigento. Lungo la costa sud della Sicilia, con una bella spiaggia e un lungomare ricco di attrattive ricettive, San Leone è meta delle escursioni estive degli agrigentini e non, in cerca di un sollievo al caldo asfissiante delle estati agrigentine. Ottimi i ristoranti che propongo deliziose portate a base di Pesce.
Non poteva non avere la propria località balneare la città di Agrigento. Lungo la costa sud della Sicilia, con una bella spiaggia e un lungomare ricco di attrattive ricettive, San Leone è meta delle escursioni estive degli agrigentini e non, in cerca di un sollievo al caldo asfissiante delle estati agrigentine. Ottimi i ristoranti che propongo deliziose portate a base di Pesce.
DI PARTICOLARE INTERESSE IN PROVINCIA
SCIACCA
PALMA DI MONTECHIARO
LICATA
ARAGONA
SANTO STEFANO DI QUISQUINA
LE ISOLE MINORI SICILIANE
EOLIE
Le sette isole, che sono state dichiarate patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, sono tutte di origine vulcanica, ma tutte diverse nei colori del paesaggio (si va ad esempio dal giallo-verde di Vulcano a causa delle incrostazioni
sulfuree presenti alla sua sommità, al verde intenso di Salina per i suoi boschi abbarbicatisi intorno ai suoi crateri oramai spenti, all'ambrato di Panarea). Il collegamento è garantito con Milazzo un servizio di navi e aliscafi.
Archeologia:
I primi insediamenti umani risalgono al termine del V millennio a.C. (Neolitico medio), ad opera di genti provenienti dalla vicina Sicilia e sono stati rinvenuti presso l'Altopiano del Castellaro Vecchio a Lipari e a Rinicedda a Salina.
Nella restante parte del Neolitico Medio e per tutto il Neolitico Superiore gli insediamenti si espandono a causa del successo dell'industria legata all'industria e allo commercio dell'OSSIDIANA, (vetro vulcanico formatosi per il
rapido raffreddamento della lava), che, proveniente dalla colata vulcanica di Lami-Pomiciazzo, era molto apprezzata in tutto il Mediterraneo Occidentale per la realizzazione di leggeri strumenti da taglio
(fino a diventare obsoleta con l'avvento dell'Età dei Metalli). Nel Neolitico Superiore si sviluppa la cultura di Diana, (fine IV millennio, inizio III millennio a.C.), così chiamata dalla contrada di Lipari dove è stato rinvenuto l'abitato di
maggiore estensione di questo periodo, pur non essendo l'unico, avendo portato il commercio dell'ossidiana un benessere diffuso in tutto l'arcipelago. Con l'Età dei Metalli (prima metà del III millennio a.C.) ha inizio una fase di
regresso economico e demografico a seguito di una progressiva diminuzione e infine una cessazione della richiesta di ossidiana. Verso la fine del III millennio a.C. con l'affermarsi dell'Età del Bronzo inizia a maturare la cultura
di Capo Graziano, la quale come riconoscono gli studiosi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier ricorda sotto molti aspetti, quali forme e decorazioni vascolari e la tipologia e tecnica costruttiva delle capanne ovali, le culture coeve
della Grecia continentale. Gli stessi studiosi sono concordi nel riconoscere nella cultura di Capo Graziano quegli Eoli di cui si narra pure nell'Odissea (con Eolo, dio dei venti). Lo stanziarsi di gruppi protogreci è sicuramente
influenzata dal controllo di una rotta marittina di primaria importanza nel mediterraneo, legata al commercio dei metalli e con molta probabilità alla tratta degli schiavi. A partire dal XIX secolo a.C., per ragioni difensive i villaggi
sono collocati in posizioni elevate su alture naturali e in condizioni di elevata visibilità della costa, come attestato dai villaggi del Castello di Lipari o di Capo Graziano a Filicudi. Tra il 1430 e il 1270 a.C. è compresa la cultura del
Milazzese, derivata dall'arrivo di genti dalla Sicilia orientale, come documentato dalle strette affinità della ceramica locale con quelle della cultura siciliana di Thapsos. Dopo il 1270 a.C., la cultura del Milazzese conosce una
violenta distruzione; solo a Lipari risultano insediamenti umani nella tarda Età del Bronzo (Castello di Lipari). Tra il 1270 e l'inizio del IX secolo a.C. nuclei provenienti dall'Italia peninsulare si stabiliscono sull'arcipelago e danno
inizio alla cultura Ausonia (suddivisa in Ausonia I e Ausonia II sulla base del modo di costruire le abitazioni ed entrambe legate artisticamente all'Italia peninsulare). Questo spiega le leggende isolane circa la venuta di Liparo,
figlio del re Auson, da cui ha preso il nome l'isola maggiore. Con la distruzione della civiltà Ausonia in seguito a poco note cause belliche l'arcipelago rimane poco (o per nulla) abitato per i quasi tre secoli successivi
(Diodoro Siculo). Durante gli anni tra il 586 e il 576 a.C. (50esima olimpiade) un gruppo di abitanti di Cnido, città dorica nell'Asia Minore, e Rodi, venne fondata la colonia greca di Lipàra. La rocca del castello venne eletta ad
acropoli della città, secondo l'uso greco (quì sorsero i principali edifici sacri, come il santuario di Eolo, dotato di un grande e profondo pozzo votivo, il "bothros"). In seguito a un rinnovato sviluppo dell'abitato si sentì la necessità di
proteggerlo dapprima con una, in seguito con due fortificazioni in pietra lavica locale (la seconda fortificazione, risalente al IV secolo a.C., è in parte ancora visibile con una torre quadrata nel Parco Archeologico c/da Diana).
La storia antica Lipariana è caratterizzata da frequenti contese con gli Etruschi per il predominio del basso Tirreno, contese che cesseranno in seguito alla rinuncia etrusca successiva alla sconfitta di questi nella battaglia di Cuma
a(474 a.C.) ad opera dei siracusani guidati da Ierone. Nel 397 a.C. Lipàra subì l'occupazione cartaginese, ad opera della flotta di Imilcone, che impose alla pol
















